lunedì 17 dicembre 2007

Cose "normali"!



(di Martino Iannone)
KARACHI (PAKISTAN) – Nessuno sa con esattezza quanti sono i bambini poveri che vivono a Karachi, una città’ senza cartoline, una megalopoli di polvere. In realtà', nessuno conosce con precisione quanti sono gli abitanti di questo capoluogo del Sindh, regione-stato del Pakistan, bagnato dal Mare Arabico.



La popolazione dovrebbe essere di 14 milioni di abitanti ma c’e’ chi parla di 16, forse 18 milioni. I bambini, quelli di eta’ compresa tra 0 e 13 anni, forse sono due milioni e mezzo, forse tre milioni. Superata questa fascia di eta’ si diventa direttamente adulti, uomini.


La maggior parte dei bambini di Karachi vive in strada a piedi nudi. Molti già’ in tenera eta’ masticano 'pan'.

E’ una foglia di noce di betel arrotolata con l’aggiunta di una sostanza rossastra, noce di areca, tabacco e spezie. Si tiene tra le gengive e le labbra che poi si tingono di rosso. Ha un effetto stimolante. Crea dipendenza e pare che provochi il cancro alla bocca.


Molti bambini lavorano scaricando pesce al porto, nelle falegnamerie, intagliando la pietra, al mercato anche semplicemente scacciando le mosche dagli alimenti o rompendo il ghiaccio.


Ma hanno anche tempo per giocare, in strada, magari con un copertone raccolto nell'immondizia.
Alcuni ce la fanno grazie alla
Edhi Foundation, l'Organizzazione non governativa (Ong) piu’ grande del Pakistan che fornisce servizi “dalla culla alla tomba”, come recita lo stesso slogan dell'Associazione, a vari gruppi di persone indigenti e in difficoltà’.


La Fondazione lavora lontano dai riflettori internazionali dagli anni ’60 quando nacque per iniziativa di Abdul Sattar Edhi e della moglie Bilquis. Una delle iniziative piu’ importanti realizzate dalla Edhi e’ nata per salvare tutti quei neonati partoriti fuori dal matrimonio che le madri, per timore della legge islamica della ‘sharia’, abbandonano nell’immondizia. Spesso sono donne molto povere e che hanno subito violenza. Davanti ad alcune sedi della Edhi sono state posizionate delle culle (in lingua hurdu si chiamano “jhoolas”). Qui le donne possono lasciare i loro piccoli appena nati. E’ poi la Edhi ad assicurare ai bimbi salvati un futuro.



Quanti sono i bimbi salvati?


Ci sono stati giorni, racconta Anwar Kazmi, segretario generale della Edhi Foundation, che i nostri volontari hanno portato alla nursery centrale di Karachi anche venti neonati raccolti nelle discariche o lasciati nelle jhoolas. Si stima che i neonati raccolti complessivamente dalla Edhi sono stati ventimila e sedicimila sono stati sinora quelli dati in adozione.
-ansa-



Non c'é molto da aggiungere dopo quanto letto.Questa frase però di un noto uomo "d'affari" mi ha lasciato un po' di disgusto.
Un vuoto che sale dallo stomaco,non so bene come spiegarlo.

"La gioia entra nel cuore di chi si pone al servizio dei piccoli e dei poveri".....!
E' una frase detta dal papa nell'angelus di ieri.

Detta da uno che vive i suoi giorni in mezzo alla povertà,alla fame,agli stenti,mi sembra assolutamente dovuta.....!

Ma ormai per noi é tutto normale......!


Pagine bambini chiesa

4 opinioni:

Giovanna Alborino ha detto...

peccato che siamo solo noi a leggere, ascoltare, versare una lacrima..
le nostre istituzioni, la restante parte del mondo dove sono???
sono solo favorevoli alle guerre?

Diario di lele ha detto...

@ giovanna
Le istituzioni e i grandi potenti del mondo purtroppo si arricchiscono con la povertà di milioni di bambini e milioni di persone.....!Le guerre sono un veicolo per il potere e il denaro......!è triste,ma,almeno per me,é cosi......!

Cris ha detto...

piu il mondo è povero piu certe persone diventono ricche. questo è il sistema.bravo lele.

LauBel ha detto...

tra ricco e povero il divario si amplia sempre di più... troppi interessi in gioco (come la guerra, condivido con te) e troppa la superficialità della gente comune che non si preoccupa di altro che non sia di se stesso... amara realtà